Egidio Trainito – Un tuffo nella storia

subacquei in immersione vicino a un relitto di epoca romana in acque chiare e trasparenti. Il relitto è segnalato e sulle assi sono posizionati dei segnali usati dagli archeologi

Nell’era della comunicazione, quando tutto è social e tutto si offre agli sguardi di chiunque, ci sono ancora vicende del passato che rimangono quasi sconosciute nonostante la loro straordinaria rilevanza per la storia della città di Olbia e della Sardegna.

Tra il 1990 e il 1999, tra S. Teresa di Gallura e Capo Comino, team di archeologi e di esperti subacquei all’interno di progetti della Soprintendenza Archeologica per le Province di Sassari e Nuoro portarono alla luce più di cento siti sommersi dove si celavano reperti che coprivano un periodo dal II-III secolo a.C. al 1800. Erano frammenti di anfore incastrate tra scogli, anfore intere e altri recipienti di ceramica, ancore litiche e ceppi di piombo.

Erano frammenti di scafi lignei datati in base alle tecniche costruttive e alla cronologia degli oggetti ritrovati con essi. Erano singole testimonianze di antichi traffici e passaggi lungo le coste: un elmo tipo Montefortino, la testa della statua fittile di Ercole, ampolle di vetro di probabile origine orientale,
solo per citarne alcuni. Erano contesti rarissimi e di grande interesse storico, come un carico di lingotti di piombo recanti il bollo dell’imperatore Augusto quale proprietario delle miniere e tracce di lavorazione della materia prima a bordo o come un carico di giganteschi blocchi di marmo. Pubblicate quasi esclusivamente su riviste scientifiche specializzate, queste scoperte sono in piccola parte esposte nel Museo di Olbia e nel piccolo Mast di S. Teodoro.

L’ampia documentazione fotografica raccolta come parte integrante dei lavori di prospezione e scavo non è mai arrivata al grande pubblico.

una vista dall'alto di operai nel cantiere attorno a uno dei relitti di nave romana rinvenuti a Olbia durante lo scavo del tunnel sul lungomare

Tra il 1999 e il 2001, durante lo scavo del tunnel che attraversa il fronte a mare di Olbia, furono rinvenuti, nello scavo effettuato sempre dalla Soprintendenza sassarese, 24 relitti di varie epoche, dall’età romana al medioevo pisano, i resti di un cantiere navale e una quantità impressionante di reperti associati ai relitti. Alcuni sono pezzi unici per la storia dell’archeologia navale, come due alberi, un grande timone, oggetti di bordo, ceramiche raffinate e tanto altro.

Questo straordinario repertorio è solo parzialmente esposto nel Museo di Olbia. La documentazione fotografica non restituisce soltanto i reperti, ma anche la fatica delle persone che dedicarono il loro tempo e la loro professionalità ad evitare che una così straordinaria scoperta per la città di Olbia, per la Sardegna e in generale per la conoscenza andasse perduta.

Fotografie dall’archivio personale di Egidio Trainito

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